24 anni dopo...
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L'ultima volta avevo due anni, e quando hai due anni non è che capisci molto del mondo che hai intorno; ti preoccupi solo di mangiare, dormire e poco più.

L'ultima volta non è stato così. Almeno non per noi, non per la mia generazione, non per chi, come me, è stato farcito di filmati in bianco e nero di trent'anni fa, o di immagini sgranate di quel ragazzo che correva gridando con le braccia in aria.

Poi passa il tempo, e cominci a riconoscere i colori sulle maglie, il rosso, il nero, il bianco e l'azzurro si mischiano sugli spalti.

Però, ogni quattro anni, insieme all'afa, ai quaranta gradi all'ombra e alle granite al limone, l'estate ci portava il calendario di partite mondiali. Le curve degli stati si svuotano, tanti striscioni vanno in ferie, e con loro gli antagonismi cittadini e le rivalità derbistiche. Non ci sono più scudetti da festeggiare, perchè il colore da seguire cambia. Non c'è altro che il tricolore ad animare tifosi e sportivi.

E chi del calcio di solito un po' se ne frega, si scopre ad emozionarsi, si trova ad aspettare con ansia il calcio d'inizio, il fischio finale, un cartellino rosso o quel gol che serve per passare il turno.

Sì, va bene, ci sono anche gli europei, ma qui le cose si fanno in grande. Qui ci sono proprio tutti dentro. Spuntano le bandiere, salgono i cori, e chi fino a poche settimane prima non faceva che infamare l'attaccante avversario, ora spera di vederlo esultare con quella maglia che per un po' ci unisce.

Ogni quattro anni aspetti, e ogni volta c'è qualcosa che non va, quancosa che ci dice che a sto giro, come al solito, non siamo i favoriti, perchè quello si è infortunato o perchè l'altro non è al top della condizione. Giocatori troppo anziani, altri troppo giovani e inesperti.

E le ultime volte, in effetti, i risultati non erano stati proprio quelli che ti aspetti: quarti di finale, partite perse tristemente.

Ci sono voluti 24 anni, ma con quell'ultimo rigore abbiamo lavato via l'attesa, oltre a quei filmati troppo sgranati per poterci consolare nei ricordi. Su quella partita si scriveranno canzoni. Quei gol infarciranno speciali in tv, ce li faranno vedere ogni volta che si parlerà di un mondiale vinto, dell'ultima coppa dorata portata a casa.

Beh, a questo giro possiamo dire "IO C'ERO", a questo giro la corsa con le braccia alzate al cielo ce la siamo vista in diretta. Le lacrime le abbiamo versate anche noi, e tante ne abbiamo viste versare. Abbiamo visto caroselli per le strade, abbiamo pigiato sul clacson fino a farlo scoppiare, sventolato bandiere tricolore in ogni modo, in ogni posto. Abbiamo visto la rete che si gonfia, e la gente per le strade che cantava e ballava. Abbiamo visto camion pieni di ragazzi in corteo per le strade di città intontite dalla festa. Abbiamo sussultato sul fischio finale, e visto alzare la coppa dal capitano anche per noi.

Dopo la vittoria contro la Germania ci eravamo abbuffati di vignette e striscioni, giusta risposta a chi voleva i padroni di casa in finale.

Dopo la finale c'è solo la gioia della fine dell'attesa.

Su quella partita si scriveranno canzoni, ma la canzone più bella è stato quell'urlo di gioia su quella rete che si gonfia, su quei ragazzi che invadono il campo.

Su tutti noi che li abbiamo guardati, che li abbiamo cantati.

Che ci abbiamo creduto.

Che possiamo dire "Io c'ero".

 

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