Un bagno caldo
Torni a casa la sera. Stanco.
Metti giù tutto quello che ti sei portato fuori, tutto quello di cui non hai più bisogno: la giacca, le chiavi di casa, la borsa. Fino a domani basta, fino a domani puoi lasciare in pace la mente stanca, appendere il cartellino “CHIUSO” alla porta dei tuoi pensieri, almeno a quelli che non ti lasciano più respirare.
Bagno caldo. Una delle poche vere vie di fuga. Ti avvicini alla vasca, bianca, vuota, sui bordi mille bottiglie colorate piene di scritte fiere nell'assicurarti l'efficacia del prodotto, certe nella promessa di capelli più lisci e pelle più idratata. Puoi crederci oppure no, ma l'importante è vederle lì, ferme, immobili, pronte a darti quel piacere infinito quando si uniranno all'acqua bollente. Quando le hai prese lo hai fatto perché avevano una profumazione particolare, una bottiglia strana particolarmente vivace o semplicemente perché ti piaceva la confezione o perché erano in offerta. Puoi averle prese perché ti fidi di quella marca, ma adesso tutto quello non conta, adesso l'unica cosa importante è che ti stanno aspettando.
È deciso.
Accendi l'acqua, piano, per averla più calda possibile, chiudi i tappo. Tieni la porta aperta, per poter sentire il rumore di quello zampillo lento e rilassante. Mentre aspetti, cerchi qualcosa da mettere nello stereo, qualche cassetta, qualche cd che ti tenga compagnia, o magari una stazione radio che passi l'ultimo notiziario. Ti spogli, sempre lentamente. Piano piano levi la camicia, le maniche riboccate perché fuori faceva troppo caldo e perché le maniche tirate giù non ti piacciono più di tanto; i pantaloni, le tasche piene di monetine che non userai mai, l'accendino e gli scontrini del bar, di quel caffè preso con una ragazza che non vuoi dimenticare e che ti fa sempre sorridere, il telecomando del box dove la tua moto riposerà fino a domani mattina. Torni in bagno, e senti già un'atmosfera diversa, umida, accogliente. L'acqua è a un terzo, altri cinque minuti e sarà pronta. Puoi continuare con il rituale di preparazione. Vai a scegliere un'altra canzone, quella con cui cominciare. Ammucchi tutti i vestiti ormai da lavare, e in una per niente imbarazzata nudità controlli che non ci siano messaggi, che nessuno ti abbia cercato. Speri di no, perché tanto non lo richiameresti ora, non hai voglia.
Perché è il momento di andare. Ti aspetta quella invitante pozza nascosta dietro al vapore che ormai ha quasi riempito il bagno. Hai fatto bene a mettere un po' di bagno schiuma, si è formata quel delicato e morbido cumulo di schiuma che ti piace tanto, forse perché ti ricorda quando eri piccino e fare il bagno era anche un gioco, non solo un lavarsi dalla terra del campo da calcio e dal sangue raggrumato attorno alle ferite di bambino agitato. Eccoti lì, in piedi di fianco alla vasca, metti vicino l'accappatoio per non prendere troppo freddo quando uscirai. Entri, prima un piede, poi l'altro; se l'acqua è troppo calda apri un po' quella fredda, poi ti siedi. Infine ti sdrai, un brivido di piacere, quel tepore sul corpo ti coccola come le carezze di una bella donna. In quel momento non esiste altro, gli occhi chiusi, la mente sgombra. Le gambe e le braccia le senti distanti, non tue, mollemente adagiate sul fondo. Aspetti ancora un po' a bagnarti i capelli, scivoli poco a poco sul bordo inclinato, il livello dell'acqua che un dopo l'altro copre il collo, il mento, le labbra, il naso e per ultimi gli occhi e i capelli. Stai sotto per un po', la musica ovattata dello stereo arriva da lontano, come quando d'estate cammini la sera per strada e senti la televisione dalle finestre aperte delle case e ti sembra di essere in un piccolo paese di provincia.
Quando cominci a lavarti il rito diventa routine, e si perde un po' della magia di quell'incontro con te stesso. Ti concedi di stare ancora qualche minuto nell'acqua che ormai è tiepida, e ti accorgi che quel bagno schiuma è riuscito a lavar via anche la stanchezza che nascondevi sotto pelle.
Ancora un minuto. Solo uno ed esco. Ti ritrovi a contrattare da solo, come quando la mattina la mamma ti svegliava e ti diceva di andare a scuola che era tardi e non volevi lasciare scappar via il tepore delle lenzuola calde.
Quando esci dalla vasca, poi, tutto finisce in un istante. L'incantesimo si rompe, ma senza dramma. L'accappatoio preso di fretta, il phon sulla pelle umida e profumata.
Ti asciughi velocemente, e magari non mangi neppure.
Hai troppa voglia di scioglierti a letto.
E speriamo che domani la mamma mi lasci dormire un po' di più.