Pensando alla Vale

 

Ci sono luoghi che non dimentichi.


Ci sono posti che nel ricordo ti terranno compagnia per sempre. Non si sa perché.


O, forse, per tante ragioni. Perché ci sei stato con una persona che hai amato, perché ci hai passato tanto tempo o perché lì è successo qualcosa di bello o di brutto o di strano.


Ci sono persone che inevitabilmente ti portano alla memoria sensazioni particolari.


Ad una ragazza ho affidato molto di me, molto della mia vita. Con lei ho passato pomeriggi d'inverno al parco, con la scusa del cane solo per stare un po' insieme lontano da tutti, e pomeriggi d'estate per le vie del centro a guardare le vetrine dei negozi per cercare qualcosa che non si trova mai.


Il suo viso mi regala un profumo diverso, il suo sorriso una gioia diversa.


Se penso a lei penso ai treni, alle attese in stazione per un treno che tarda sempre, alle sigarette fumate di fretta sotto la pioggia accanto ai binari, alla stazione vicino a casa sua e a lei che mi guarda felice perché finalmente vicino, alle corse in moto e in motorino per non perdere il sette e trentasette perché poi non ce ne sono più, ai ritorni in autostrada in macchina da solo ad ascoltare la radio che mi faccia compagnia.


Ma penso anche ai libri che abbiamo letto insieme, a quelli che ci siamo regalati, alle canzoni che abbiamo ascoltato, alle vacanze che insieme non abbiamo fatto mai, al mare che ho sempre voluto guardare con lei al tramonto, ai posti che ci hanno visto insieme e a quelli in cui non siamo mai stati, alle volte in cui abbiamo fatto l'amore e a quando non c'era tempo o voglia o spazio. Ai messaggi sul cellulare e alle lettere che non le ho dato per rabbia o per timidezza, alle cose che non le ho chiesto e a quelle che abbiamo fatto. Ai sogni che ci uniranno per sempre.


Se penso a lei, penso ai suoi capelli biondi e ai suoi occhi sensuali, alle sue labbra morbide e alle sue carezze in un abbraccio, alle parole sussurrate sotto le lenzuola.


Ai suoi baci e a quelli che mi sono perso, a quelli che non avrò mai e a quelli che mai dimenticherò.


Se penso a lei, penso alla sua dolcezza e a quel senso di impotenza che avevo quando stavo con lei.


A quanto mi sembrava splendida e forse lo era davvero.


A quante volte ho pensato fosse unica, e questo lo era di sicuro.


A quante volte mi sono detto “È lei” e a quando ancora me lo dico e ne sono convinto.


A quante volte ho sbagliato, ma non questa, e a quando alzavo la mano perché avevo ragione.


Agli scherzi, alle risate e alle lacrime di cuori tristi e felici.


A quando tornerà.


Al ricordo che mi ha lasciato.


Le facce italiane che si incontrano per strada sono quelle di chi vuole dimenticare in fretta, molte ormai senza speranza, alcune col sorriso strafottente e un po' sognante di chi ancora ci crede. Io sono uno di questi, perché se dopo 1000 chilometri di trasferta si smette di credere così in fretta, allora me ne torno a casa subito. Io ci credo ancora, perché magari succede qualcosa tipo che si vince oggi e si vince anche domani e si porta a casa la coppa e si festeggia tutta notte… e tante altre cose, tante altre speranze. Il palazzo ci accoglie, mille tifosi, mille voci che si fanno sentire senza dare ancora troppo fastidio. Non se ne sa un cazzo, ma il ricordo dei troppi gol presi il giorno prima è ancora forte, di quando sul quattro a niente per loro si sia cominciato a cantare a squarciagola, perché come diceva un grande capocurva “Non ce ne frega un cazzo del risultato!”, il terrore per una disfatta degna di diventar leggenda ci aspetta sulle gradinate.


Ad ogni modo il tempo non è benevolo, e inesorabile scorre per concederci quello che è diventato leggenda, ma per altre più gloriose ragioni.


Non ho tanta voglia di raccontare quello che è successo durante quei sessanta minuti con i russi, chi c'era se li ricorda ancora molto bene, chi non c'era non riuscirebbe comunque ad immaginarli; vi dirò soltanto che ad un certo punto il popolo rossoblu ci ha creduto davvero, ci ha creduto tutto insieme. Non abbiamo demeritato, e la vittoria, anche solo per il cuore che ci abbiamo messo noi e i ragazzi, forse dovevamo portarla a casa, ma il destino non sempre ci sorride, e quel giorno ci ha portato la beffa e una porta chiusa da un portiere fortunato e bravo formato saracinesca. Lacrime e bestemmie, alcune molto colorite, tuonano ancora sul ghiaccio tanto distante di quel palazzo, ma ancora più forti risuonano gli aplausi della folla, del publico avversario a quei 1000 coglioni, a quella curva di frignoni che in fin dei conti fa sempre tanta compagnia.


La sera si esce con gli occhi ancora pieni di bandiere sventolate e di tiri maledetti, immagini che lentamente sbiadiscono, confuse e scalzate dalle ungheresi che non smettono di stupirci.


Non c'è stato il miracolo, non c'è stata la coppa e nemmeno un terzo misero posto, però possiamo dire “Io c'ero quando quelle merde moscovite per un attimo si sono davvero cagate sotto”. Possiamo dirlo, e ci consoleremo così. Non è molto, ma è abbastanza.


Grazie.




Però mancava qualcosa.


C'era qualcosa che proprio non andava, un pezzo del puzzle che non riusciva a trovare e mettere a posto.


Mancava qualcuno.


Mancava una ragazza.


Le giornate si davano il cambio con monotonia, anche se era una monotonia non noiosa, perché c'era sempre qualcosa da fare, qualche posto dove andare o qualcuno da incontrare. C'erano quindi le gite in moto, le vacanze al mare o in montagna, le grigliate o i compagni di studio. Non c'era però quella svolta importante, quel salto di qualità che solo una donna può farti fare. Aveva sempre sostenuto che le persone non cambiano, se non per amore, per questo si sentiva come una tazza di cioccolata calda senza la panna montata sopra. Bene, buona: ma si poteva fare di meglio. Aveva sempre sostenuto anche che da soli si può stare bene, ma che in due è molto, molto meglio. Tutti i giorni in biblio, soliti libri, soliti esami, solite chiacchierate.


Poi arriva lei. Inaspettatamente. Spuntata da chissà dove dietro al bancone di Bonola.


- Scusa, hai un atlante stradale? -. - Certo, vieni, te lo cerco subito -


Bum.


Non sembra bellissima, di una bellezza da secondo sguardo, una di quelle di cui non ti accorgi, che non ti giri per strada a guardare. Semplice, gentile, allegra compagnia, niente sopra le righe. La classica ragazza media, quella da profilo B nei test estivi, quando non sei né troppo né poco.


D'un tratto diventa la sua Preferita. Tutti avevano una Preferita, tendenzialmente fissa. Andre, l'unico ad essere fidanzato, si salvava dalle trattative per la migliore.


Non sembra bellissima, no, ma incredibilmente affascinante.


Così lui si lascia coinvolgere, si lascia attrarre dalla sua voce, dalle sue parole.


E il pensiero di lei non lo lascia più in pace.


È un codardo, lo sappiamo bene, e i suoi amici hanno ragione, ci metterà un secolo a chiederle di uscire, ma è fatto così, lento, con le ragazze non ha mai avuto fretta, ha sempre aspettato almeno qualche certezza, qualcosa su cui puntare. Ha sempre adorato il corteggiamento, ma non così tanto per fare.


E mentre le giornate continuano a darsi il cambio con monotonia, arriva il momento di uscire, con lei e con gli altri; ma l'estate, beffarda, gioca il suo ultimo scherzo, la perde di vista, e come spesso accade, il sole si porta via insieme al cielo azzurro anche quel sorriso. Strade diverse. Parole diverse. Altri ragazzi, altre storie, lasciando solo un pallido ricordo di quello che poteva essere e invece non è stato più, nato per un atlante stradale e dimenticato sulle strate percorse grazie a lui.