Le caldarroste

 

Ci sono solo d'inverno. Ed è una delle tante ragioni per cui l'inverno lo adoro così tanto, anzi, forse basterebbe solo questa.


Per fare le caldarroste, quindi, servono le castagne, la padella bucata e tanto, tanto freddo. Certo, c'è chi le fa nel forno, o in svariati altri modi, ma il gusto delle castagne fatte sulla padella bucata, beh, non ha decisamente eguali. Un solo inconveniente: il gas tutto sporco e pieno di bucce sbruciacchiate.


Si comincia con la preparazione delle castagne, fase importantissima anche se a prima vista piuttosto banale: incidere con cura la buccia di ogni frutto. L'eventuale castagna non bucata finirà per esplodere nella padella, creando un trambusto tale da far passare la voglia di farle fino al prossimo inverno. Ricordo ancora con un sorriso gli scoppi in oratorio quando per scherzo ne lasciavamo alcune intere per animare la festa! Quando tutto è pronto basta aspettare, girando per bene affinchè tutte si cuociano a modino, però alla fine è davvero una grande soddisfazione.


Le caldarroste, se si vogliono mangiare come Dio comanda, andrebbero servite in cartocci fatti di giornali, un po' come si usava, e si usa ancora, nelle piazze, dove gli ultimi caldarrostai portano avanti le vecchie ma sempre affascinanti tradizioni.


Il vero piacere delle caldarroste è sbucciarle quando sono ancora bollenti, quando la voglia di metterle in bocca fa a cazzotti con la paura di ustionarsi le dita, cosa che regolarmente accompagna la prima abbuffata della stagione, quando, ormai dimentichi delle brutte esperienze dell'anno prima, ci si trova con le mani doloranti ma lo stomaco sorridente.


E' il sorriso del bambino, il sorriso che con gli anni si perde e che torna a farsi vivo solo in poche, rare occasioni.