La libreria
Se c'è una cosa che davvero mi rilassa è entrare in una libreria, soprattutto se è una libreria che non conosco.
Di librerie ce ne sono di tanti tipi, ma fondamentalmente si dividono in due grandi famiglie. Le librerie-ospedale e le librerie-osteria.
Per prima cosa nelle librerie-ospedale non trovi mai, ma proprio mai, solamente libri. E già questo un po' innervosisce. C'è sempre il reparto regali o accessori vari tipo cancelleria o videocassette; magari, con passare del tempo, è stato inserito quello dedicato alla musica, e piano piano i cd hanno preso il sopravvento sulla carta stampata.
Le librerie-ospedale sono quelle che già da fuori si presentano asettiche, ordinate, imponenti e maestose. Sono quelle in cui gli scaffali sono tutti uguali: lunghi uguali, larghi uguali, di colore uguale. E sugli scaffali anche i libri sembrano non essere differenti. Ciò che te li fa distinguere è il cartellino che, in bella vista, ti avvisa che stai per entrare nel reparto “poesia” o in quello “storia”. Sono sicuro che il manuale di cucina, se provasse una qualche specie di sentimento, sarebbe anche quello più o meno simile a quello di una biografia di Napoleone.
Nelle librerie-ospedale c'è sempre qualche commesso pronto a interpretare come segno di disagio il tuo soffermarti per pura curiosità di fronte ad uno di quegli immensi cartelloni pubblicitari che sponsorizzano l'uscita dell'ultimo best seller in versione economica; così ti si avvicina con fare spensierato proponendo la solita inutile frase: “Ha bisogno di qualcosa?”. A quel punto ti viene quasi da pensare: “Certo che ho bisogno di qualcosa, secondo te cosa ci sono venuto a fare?”, ma magari sei entrato solo per dare un'occhiata in giro, o perché ti è venuto in mente il titolo di un libro che ti eri dimenticato da tempo. O, se è estate, solo per un po' di aria condizionata.
Se invece entri nelle librerie-trattoria… ah, se entri nelle librerie trattoria è tutta un'altra cosa! Per prima cosa i libri non sono impilati come medicinali in una farmacia, ma leggermente fuori posto, ne trovi sempre qualcuno accatastato male, segno del passaggio di un cliente che per interesse l'ha tirato fuori per sfogliarlo. E poi nelle librerie-trattoria non c'è nessuno che interrompa il tuo fanciullesco curiosare affascinato con domande o offerte di aiuto; di solito c'è solo il padrone del negozio, appostato con fermezza dietro alla cassa, magari intento a leggere l'ultimo titolo arrivato o gli ordini per il prossimo mese. Gli scaffali sono, gioia per gli occhi, di legno, tendenzialmente quel marrone scuro che, in un misto di sensazioni, incute timore, rispetto e quella certa riverenza che il lavoro di uno scrittore merita. Anche i libri hanno un aspetto diverso, sembra quasi che si riesca a intravedere la fatica e le notti passate dagli autori davanti alla macchina da scrivere o ad un computer a battere lettera dopo lettera, illuminati solo dalla luce dello schermo o di una flebile abat-jour. Se ti fermi a chiacchierare con il titolare, dopo averlo a malincuore distratto dalle sue letture, e se l'uomo ne capisce qualcosa di libri, ma soprattutto di persone, beh, se ti fermi a parlare col titolare sei sicuro che uscirai dal negozio con qualche buon consiglio per il prossimo acquisto, e che quella futura lettura non ti lascerà insoddisfatto o deluso.
In entrambe le librerie i libri presentano un ordine più o meno rigoroso: di solito si preferisce quello alfabetico per autore, dopo averli separati per argomenti. Ma nelle librerie-trattoria quell'ordine è sempre in qualche modo stravolto, sempre che quell'ordine ci sia. Puoi trovare posti, posti davvero piccoli da una vetrina e niente più, in cui ci sono solo i libri che piacciono al padrone, catalogati in base a quanto gli sono piaciuti o a quando li ha acquistati.
Ma quelle che davvero preferisco, quelle in cui maggiormente adoro entrare, sono le librerie monotematiche, tipo quella dello sport, quella di cucina, o quella di viaggi, alla “Notting Hill”. Sempre più rare, offrono all'avventore davvero tutto, ma proprio tutto, su quello che ti interessa. È proprio in quei posti che riesci a trovare testi dal titolo impensabile o manuali su argomenti molto, molto di nicchia.
Comunque ogni volta che mi trovo tra così tanti libri resto completamente affascinato da quante cose ci siano da dire, e mi piace vedere che ci sono persone a cui piace parlare di se, convinte dell'importanza delle loro parole.