Giro in moto nel week-end

 

Cominci a prepararlo almeno dal giovedì, perché il giro in moto del week-end è una cosa che devi fare bene, investita come è da una sacralità magica in cui tutto deve essere organizzato a puntino. Tutto deve correre via liscio, almeno nel progetto iniziale, perché tanto sai già che in itinere ci sarà sicuramente qualcosa che, grande o piccola, stravolgerà il programma di viaggio. Perché sicuramente un incrocio lo perdi e sbagli strada, o ti fermi più del dovuto a mangiare in una trattoria che ti piace troppo.


L'idea del giro la senti nell'aria già da molto tempo; nei momenti liberi, in pausa caffè o mentre ti fumi una sigaretta con tranquillità; mentre aspetti il verde al semaforo e sogni un posto di strade libere e solitarie; quando vai al box e guardi la tua moto con lo sguardo dolce del genitore fiero del suo bambino. Così, appena la settimana ti lascia un po' di fiato e il portafoglio un po' di avanzo, estrai, dal cumulo di giornali, libri e riviste sulla mensola - accatastate come solo tu puoi fare, ordinate in base ad argomento, arrivo a casa e innumerevoli altri criteri estremamente complicati - dalla mensola, dicevo, estrai l'elenco degli itinerari tra quelli scelti come “da fare” ormai non ti ricordi più quanto tempo fa, in uno di quei pomeriggi in cui lo studio e il lavoro sono incubi troppo grandi anche solo da immaginare.


Prima cosa da decidere è la destinazione, e qui dipende dalla voglia di stare in moto, dal tipo di paesaggio che ispira stavolta e da quanto ci si vuole rilassare. Sempre che si parta da soli, perché se no la scelta diventa una pericolosa contrattazione: chissà se a tutti andrà bene la meta proposta o la durata o i chilometri o la sfacchinata. Se invece sei da solo il criterio è molto semplice: la stanchezza chiama pianura, il divertimento chiama montagna e il riposo chiama collina.


Seconda fase: selezione degli itinerari che se la giocheranno. È questo il momento in cui entra in gioco la fantasia, perché puoi benissimo leggere la descrizione di ogni percorso, le attrattive che offre questo o quel posto, ma se non ce la fai a creartelo in testa, pensando di esserci davvero, beh, la vacanza potrebbe rivelarsi un viaggio completamente diverso da quello che hai voglia di fare. Pagina dopo pagina ti materializzi in castelli semi diroccati o paesini lungolago, dolci colline di vigneti o aspri dirupi su strade scavate nella roccia chissà da chi e chissà quanto tempo fa, per quale motivo e a quale prezzo.


Gli occhi e i pensieri si muovono febbrili tra le righe.


Poi è deciso; un'ultima occhiata alle foto dell'articolo, al periodo consigliato per la gita e ai vari “dove mangiare” e “dove dormire”, utilissimi per capire il budget necessario.


La fantasia lascia spazio al senso pratico, leggermente condito da quel maledettamente malato vizio che mi segue ad ogni vacanza, breve o lunga che sia, in moto, in macchina o a piedi.


L'elenco zaino.


Fondamentale.


Chiaro.


Sicuro.


L'elenco zaino stende sul viaggio un velo delicato e robusto di certezza. È il mio punto fermo, le fondamenta su cui poi si costruisce tutto il resto. Con meticolosità maniacale - decisamente maniacale - stilo il composto catalogo, differenziato in aree di interesse; ecco che allora saltano fuori le diverse voci, “abbigliamento moto”, “bagno”, “extra”… e sotto ognuna tutto il dettagliato elenco relativo. Ci sta che a volte si inserisca addirittura il colore o la descrizione dell'oggetto, tipo “maglietta bianca lupo” o “boxer neri undermen”.


Se si vogliono fare le cose per bene si stende anche il percorso, tappa per tappa, con le cose più interessanti da visitare o i posti migliori in cui fermarsi a mangiare. Insieme al percorso si scrive anche un minimo di programma. Percorso e programma sono gli aspetti del viaggio che maggiormente nascondono vaghezza e dubbio, perché sono proprio questi due quelli che saltano al primo errore.


A questo punto manca soltanto la partenza.


Un giro in moto nel week-end non può essere perfetto se non si parte all'alba e se non ci si ferma al primo autogrill per la classica sosta colazione-stizza, mettendo a posto le ultime cose per il viaggio: si controlla la cartina, ci si veste definitivi con passamontagna e sottoguanti fino adesso messi da parte perché già pronti per la prima pausa e si guarda se e di quanto si è già sforato la tabella di marcia. Si sta in autogrill una mezz'ora in tutto, cercando qualche altro compagno motociclista con cui scambiare due chiacchiere.


La vacanza è già cominciata da qualche giorno, già da quel rovistare tra le carte e piantine sulla mensola di venerdì, ma questo è il momento in cui non si può più tornare indietro. Questo è anche il momento di maggiore tensione, perché non sai né dove né quando arriverai, o come sarà la strada o il tempo. Come uno sciamano scruti il cielo in quella che ritieni la direzione meno approssimativa del tuo guidare imminente con calcoli molto poco scientifici e tristemente vicini alla cabala, al caso e a quel particolare senso dell'orientamento che credi di avere. L'unica certezza sta nel fatto che se il cielo è nero, allora la mantella hai fatto bene a portarla, e che magari un maglione in più ci voleva. Il resto è solo speranza.


Riprendi il viaggio.


Da qui in poi ogni viaggio è diverso e carico di aspettative. Puoi fermarti a mangiare a pranzo da qualche parte, e se stai via due giorni verso le cinque del pomeriggio cominci a pensare a dove fermarti, se troverai un posto in qualche bettola e se non sarebbe stato meglio prenotare. Ma ogni volta non prenoti, e sai che non lo farai nemmeno alla prossima occasione, un po' perché non hai voglia di vincolarti al tempo o allo spazio, perché la vacanza era nata proprio per stare lontano da tutto questo, e un po' perché quella sensazione di sottile ansia che precede l'arrivo ad una camera d'albergo produce dell'adrenalina a cui non puoi rinunciare.


Magari stavolta ti è andata meglio, e hai trovato un bell'alberghetto a poco prezzo con una stanza dignitosa e un ristorante che non faccia schifissimo, e ringrazi il caso che ti ha portato proprio lì. Magari la prossima volta ti toccherà cercare per ore e non avrai nemmeno il bagno in camera. Ma tutto questo conta poco, perché la bellezza del giro in moto nel week-end sta nel viaggio, nell'andare, e prima di addormentarti pensi già al ritorno e all'asfalto che ti aspetta.


La sveglia non è proibitiva come quella del sabato: sei stanco, devi un po' riposarti e poi tanto la colazione comincia alle otto. Prepari la borsa nuovamente. Scendi e mangi con calma, con la gioia che hai sempre provato facendo colazione in albergo.


Poi riparti, e forse la strada è la stessa dell'andata ma fatta al contrario, forse è una nuova, forse l'hai cambiata la sera prima su consiglio del padrone dell'hotel o di qualche altro motociclista. Non importa, tanto sei di nuovo in sella alla tua compagna di viaggio, ti senti sicuro e in buone mani. La sensazione è quella del ritorno a casa, ma non è mai un ritorno triste tipo quello dalle vacanze estive, perché la stanchezza ti fa capire che in fondo casa tua è sempre casa tua, e il profumo che scopri aprendo la porta blindata ti intenerisce sempre allo stesso modo.


Anche il ritmo è diverso, un po' più spedito, perché ti aspettano per quell'ora e sai che non puoi tardare.


Il sole comincia a farsi più rosso, più scuro, ti avverte che il tramonto è già cominciato e che manca poco all'inizio di quella festosa scia di luci rosse che ti precederanno in autostrada, fari lanciati verso chissà quali destinazioni, forse anche loro di ritorno, forse appena partiti, forse tristi, emozionati. E anche se viaggiare in moto di notte non è proprio il massimo, per fascino e piacevolezza, beh, lo apprezzi lo stesso, perché sono gli ultimi chilometri di libertà e di vacanza. Senti dentro che il count-down sta per arrivare al fatidico ZERO.


Ora sei a casa.


Stanco.


Forse stai già pensando alla prossima gita, ancora stordito da tutti i paesaggi stranieri che hai visto e dai rumori uditi per la prima volta, come quello di un ruscello sconosciuto o del bosco vicino al Ticino.


Aspetti la prossima occasione e sai già dove vorrai andare, anche se poi la destinazione non sarà quella, e ti addormenti così, la mente in luoghi ormai lontani, ma finalmente vissuti e conosciuti, cullato dal rumore familiare del motore di una moto e dal fruscio delle ruote sull'asfalto.


Ringrazi te stesso per quello che sei riuscito a fare, ma non ti biasimi per quello che hai perso. Sei fiero di te.


È il momento di dormire, e sai che sarà una notte serena.


Buon viaggio.